SPECIALIZZANDI “NON MEDICI”: FACCIAMO CHIAREZZA SUL RIORDINO ORDINAMENTI DIDATTICI SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE

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Da qualche tempo si registra l’imperversare di forte preoccupazione da parte dei colleghi laureati non medici iscritti alle scuole di specializzazione di area sanitaria o aspiranti specializzandi, conseguente alla diffusione di voci relative ad una presunta azione volta a dequalificare la formazione dei non medici, limitandone l’accesso ai ruoli del Servizio Sanitario Nazionale, nonché a disinnescare gli effetti della sentenza del Consiglio di Stato n. 6037 del 17 dicembre 2013, che, come è noto, obbliga i Ministeri competenti a valorizzare il ruolo degli specializzandi non medici attraverso opportuni riconoscimenti economici. Tale stato d’animo, alimentato da notizie talora diffuse probabilmente in assenza della conoscenza di tutti gli elementi del caso, si accompagna ad una sempre meno celata vis polemica nei confronti dell’operato del Gruppo di lavoro incaricato dal MIUR di esitare una proposta di riordino e di razionalizzare dell’offerta formativa delle scuole di specializzazione di medicina, in ossequio a precisi adempimenti di legge che hanno investito i soli medici specializzandi (DL 104/2013 e DL 90/2014). Tuttavia, la nostra Associazione, che ha contribuito ai lavori del predetto Gruppo di lavoro tecnico (non tavolo politico), non ha mancato di sollecitare il MIUR al fine di provvedere ad un opportuno riordino del percorso formativo anche per gli specializzandi non medici, che ha delle specificità che meritano una propria dignità culturale e professionale. D’altra parte, come è noto, il SIGM, nell’ottica di un approccio multi-professionale e multi-disciplinare, da sempre sostiene la causa dei colleghi specializzandi non medici.

Dopo aver effettuato gli approfondimenti del caso, informiamo che il Consiglio Nazionale Universitario (CUN), in data 16/17 dicembre 2014, ad integrazione dell’approvazione della proposta di riordino dei percorsi formativi dei medici, esitata dal predetto Gruppo di lavoro ministeriale, ha recepito la proposta di riordino già formulata nel 2011 dai rispettivi referenti dei settori scientifico disciplinari per quanto concerne le scuole di specializzazione di riferimento per odontoiatri, farmacisti e fisici. Contestualmente, il MIUR ha approvato una risoluzione che recita come di seguito: “In relazione alle Scuole di Specializzazione con accesso anche per i non medici il CUN sottolinea che il laureati non medici, al pari dei medici, necessitano del Diploma di Specializzazione ai fini dell’accesso ai ruoli dirigenziali del SSN. Richiede quindi che attraverso uno specifico Decreto Ministeriale si provveda, con urgenza, previa istruttoria e revisione da parte del CUN, al riordino dell’Ordinamento Didattico, nonché alla riorganizzazione delle classi, delle tipologie e della durata delle scuole di specializzazione di area sanitaria, di cui al vigente DM 1 agosto 2005, con accesso misto per i medici e per i non medici. Tali scuole sono attualmente: Microbiologia e Virologia, Patologia Clinica e Biochimica Clinica, Genetica Medica, Farmacologia e Tossicologia Medica.

Ne discende che, come da auspici e richiesta formulata anche dalla nostra Associazione, anche il percorso formativo-professionalizzante post lauream di tutti i non medici dovrebbe essere soggetto, con apposita decretazione, ad un opportuno riordino, fermi restando sia il requisito del possesso del diploma di specializzazione per l’accesso dei non medici ai ruoli della dirigenza del SSN sia i diritti acquisiti a mezzo della Sentenza del Consiglio di Stato n. 6037 del 17 dicembre 2013. Del resto, in nessuna occasione la nostra Associazione ha mai riscontrato presso i Ministeri competenti elementi che andassero nella direzione di penalizzare gli specializzandi non medici.

Ci permettiamo, pertanto, di suggerire ai colleghi specializzandi non medici di spendere le proprie energie al fine di sostenere il predetto percorso di riforma, elaborando al contempo una proposta di riordino dei percorsi formativi di riferimento, tenendo conto delle esigenze culturali delle varie discipline e cercando di coniugare le esigenze degli attuali specializzandi con quelle degli aspiranti specializzandi. Inoltre, ci permettiamo di rinnovare l’invito a trovare punti di convergenza tra le giovani generazioni di tutte le professioni dell’ambito bio-sanitario, sia al fine di reperire le indispensabili risorse da investire nella formazione sia al fine di ottenere una adeguata programmazione dei fabbisogni di professionalità richieste dal SSN. Con particolare riferimento a questo ultimo punto, ci preme confutare le analisi proposte dai sindacati ospedalieri che, perseguendo le finalità di una parte del sistema salute, non sembrano tenere nel dovuto conto gli attuali e futuri scenari e bisogni di salute, che orientano il sistema ad un’assistenza integrata tra ospedale e territorio (che richiede più medici generalisti, nonché medici specialisti maggiormente vocati al trattamento delle multi-cronicità e delle co-morbosità) e non più ad un ormai superato assetto ospedalo-centrico. Né, per quanto attiene alla durata dei percorsi formativi, ci sembra che le citate analisi, peraltro parimenti utilizzate per stimare un recupero di risorse da investire nella formazione post lauream dei medici, sembrano sottintendere come alcuni dei percorsi specialistici in altri Paesi Membri dell’UE siano delle sub-specialties ovvero non conferiscano in maniera pedissequa le competenze professionali attribuite da taluni diplomi di specializzazione nel nostro Paese. Occorre, pertanto, produrre delle analisi di sistema che orientino alla sostenibilità, alla produttività ed alla competitività e non dare credito a visioni di parte, che appaiono talora più orientate a difendere gli assetti esistenti piuttosto che essere lungimiranti.

Nel rinnovare piena disponibilità di collaborazione ai colleghi specializzandi non medici, auspichiamo che si possa condividere, nel rispetto delle differenti specificità e competenze, una comune battaglia finalizzata a recuperare risorse dal superamento degli sprechi, dell’inappropriatezza e delle posizioni di rendita espressione di una visione di parte, in modo da re-investirle in formazione e ricerca, assets strategici del sistema salute.

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