Normativa 93/104/CE su monte orario e riposo compensativo: un anno dopo

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Care Colleghe e cari Colleghi,

come molti di  voi ricorderanno, il 25 novembre 2015 nel nostro Paese veniva pienamente recepita la legge 161/2014 (legge europea 2013-bis) il cui articolo 14 abrogava due norme derogatorie della direttiva comunitaria in tema di orari e riposi: il comma 13 dell’articolo 41 della legge 133/2008 e il comma 6-bis dell’articolo 17 del Dlgs 66/2003.

In questo modo veniva finalmente recepita in pieno, superando le deroghe inserite per aggirare le sanzioni amministrative imposte dalla normativa europea: difatti, da giugno 2008 per il solo personale sanitario pubblico del SSN era possibile derogare la durata massima di 48 ore dell’orario settimanale di lavoro (l’articolo 41 citato che riguarda solo la dirigenza sanitaria) e il riposo giornaliero di 11 ore ogni 24 lavorate (l’articolo 17, che invece interessava tutto il ruolo sanitario compreso il comparto). Tuttavia la situazione restava incerta per i medici in formazione specialistica poiché, nella stessa Direttiva Europea, erano inserite possibili ulteriori deroghe per specifiche categorie tra le quali quella per i “doctors in training” (art.17).

Il SIGM, come sempre per primo fra le associazioni di categoria dei medici in formazione, aveva richiesto attraverso le proprie rappresentanze un parere in merito (leggi qui) all’Osservatorio Nazionale sulla Formazione Medica Specialistica (ONFMS) ottenendo la seguente risposta: “il medico in formazione specialistica è in possesso di un contratto “di formazione”, NON svolge “orario di lavoro” e NON fa parte del personale delle aree dirigenziali e del ruolo sanitario del SSN e che, in quanto medico in formazione, ha l’obbligo di  attenersi al programma formativo relativo all’Ordinamento didattico del Corso di Specializzazione intrapreso”.

Dall’altro canto l’Osservatorio evidenziava che in base agli Ordinamenti didattici vigenti (cfr. D.I. n.68/2015) almeno il 70% dei CFU delle Scuole di specializzazione di area sanitaria è riservato ad attività formative professionalizzanti (pratiche e di tirocinio) e, pertanto, resta ineludibile e indispensabile salvaguardare il benessere psico-fisico del medico in formazione specialistica al quale dovrebbero essere garantiti  intervalli di riposo adeguati, fermo restando in ogni caso la necessità di rispettare gli obblighi di formazione [che comprendono anche attività didattica frontale e seminariale ndr.].

Non contenti di ciò, avevamo anche sollecitato il MIUR a prendere posizione in merito e dare direttive chiare agli Atenei: veniva così inviata una circolare del mese di febbraio (leggi qui).

Nei mesi successivi, però, la nostra Associazione è più volte ritornata sulla questione sottolineando come la vera emergenza del sistema formativo delle scuole di specializzazione non fosse tanto legata ai turni massacranti, che in ogni caso contribuiscono a rendere viziato il sistema, quanto alla qualità della formazione stessa: in sintesi gli specializzandi lavorano tantissimo e apprendono poco perché relegati spesso, loro malgrado, ad attività e mansioni poco qualificanti.

Per tali ragioni nella primavera di quest’anno il SIGM richiedeva (leggi qui) e otteneva un ulteriore parere interpretativo da parte del Ministero della Salute (leggi qui) e, con l’occasione, lanciava parallelamente ai colleghi junior doctors britannici, impegnati nella più imponente serie di scioperi di sempre, la campagna “Not fair, not safe” (leggi approfondimento) per denunciare pubblicamente una situazione che non solo spesso inficia la formazione degli specializzandi ma che, inoltre, mette a repentaglio la qualità dell’assistenza e in ultima istanza la sicurezza dei pazienti.

Parallelamente alla campagna, utile non solo a sensibilizzare ma anche a raccogliere diverse segnalazioni di casi di malpractice formativa, nasceva il progetto VA.M.O.SSM (VAlutazione requisiti Minimi Offerta formativa delle Scuole di Specializzazione di Medicina): la prima survey strutturata con l’obiettivo di indagare i molteplici aspetti del percorso formativo degli specializzandi di tutt’italia (dalla qualità delle strutture alla presenza della rete formativa al raggiungimento degli obiettivi formativi ministeriali) e somministrata in modo sistematico grazie alla piattaforma www.valutalatuascuola.net.

Le analisi preliminari sono state pubblicate con dettaglio per tipologia e sede sulla piattaforma online www.valutalatuascuola.net al fine di fornire una bussola agli aspiranti specializzandi chiamati a orientarsi nella scelta delle sedi del concorso SSM2016.

In attesa della piena pubblicazione dei risultati all’interno del dossier SIGM sulla qualità della formazione post laurea in prossima uscita possiamo anticipare un ulteriore dato per tentare di rispondere alla seguente domanda: cos’è cambiato per i medici in formazione un anno dopo l’applicazione della direttiva europea 93/104/CE sul monte ore e sulla durata dei turni lavorativi? Su 2.686 specializzandi che volontariamente e in modo anonimo hanno risposto al nostro questionario online solo il 51,3% afferma di essere nelle condizioni di rispettare i dettami della normativa europea sul monte orario, ottenendo quindi lo smonto dopo 12 ore di lavoro (notturne o diurne); praticamente la metà dei rispondenti invece è costretta ancora a turni massacranti, pericolosi per sé e per gli altri, spesso scadenti dal punto di vista dell’efficacia e qualità formativa; andando a vedere i dati nelle macro-aree la maglia nera spetta alle Scuole delle università del Centro dove ben il 57,3% degli intervistati non è nelle condizioni di rispettare gli orari previsti dalla legge (con menzione negativa per gli Atenei romani), mentre il dato al Nord è pari al 43,3% e 45,5 % al Sud e Isole.

Sottoporremmo immediatamente questo dato alle Istituzioni che sovraintendono la formazione post lauream di area medica (MIUR, Ministero della Salute e ONFMS) in modo da richiedere interventi utili a tutelare i diritti degli specializzandi e facilitare in modo sistematico la segnalazione di anomalie formative e/o situazioni difficili poiché non è più accettabile che i giovani medici siano ancora costretti a prestare la propria opera assistenziale senza diritti e tutele formative.

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