Medicina Generale: il SIGM in audizione al Senato

Il Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) evidenzia una serie di criticità nella proposta di esecuzione dei tamponi antigenici rapidi da parte dei Medici di Medicina Generale, riportata al Titolo III, art. 18 e 19 del cosiddetto “Decreto Ristori”, e soprattutto nel suo inserimento all’interno dell’Accordo Collettivo Nazionale che regola la convenzione tra i Medici di Medicina Generale ed il Servizio Sanitario Nazionale, avvenuto attraverso la firma di un solo sindacato, seppur quello maggioritario per numero di iscritti.

È quanto sottolineato da Riccardo Vaccari, Coordinatore del Dipartimento di Medicina Generale del SIGM, nel corso dell’audizione al Senato svoltasi lunedì 9 novembre.

Questi i punti critici principali:

  • Sicurezza degli ambienti: molti MMG hanno studi professionali piccoli, spesso ubicati in condomini o in altri edifici con destinazione d’uso mista, all’interno dei quali transita un gran numero di persone e nei quali non è possibile garantire la separazione dei percorsi. Bisogna inoltre considerare il problema della sanificazione dei locali: dopo aver eseguito i tamponi di soggetti positivi, l’ambulatorio dovrebbe essere sanificato, interrompendo per molto tempo l’attività;
  • Sicurezza dei pazienti: anche per i medici che operano all’interno di Medicine di Gruppo ed anche quando gli ambulatori sono ubicati all’interno delle case della salute, le sale d’attesa sono comuni ad altri colleghi e ad altri servizi, eventualmente occupate da pazienti cronici, immunodepressi, anziani o pazienti fragili e con comorbilità, che all’interno di queste strutture accedono ad altri tipi di servizi;
  • Sicurezza degli operatori: spesso i MMG si trovano tuttora a lavorare da soli nei loro ambulatori, mentre per le procedure di vestizione e svestizione, affinché siano svolte in sicurezza, è necessario essere almeno in due. Anche per i MMG che hanno a disposizione personale infermieristico, utilizzarlo per i tamponi significherebbe sottrarlo dalla funzione di presa in carico delle cronicità, fondamentale anche in questo contesto;
  • Ottimizzazione dei DPI: bisogna considerare che la batteria di DPI che un operatore deve utilizzare per eseguire un tampone deve essere smaltita nei rifiuti ogni volta che viene utilizzata. Sia che il MMG si vesta per eseguire 2-3 tamponi, sia che un medico o un infermiere dedicato si vestano per eseguire 40-50 tamponi in mezza giornata devono gettare alla fine dell’attività tuta, mascherine, guanti, copri scarpe e sanificare la visiera. Appare chiaro come sia meglio, al fine di risparmiare risorse, utilizzare personale dedicato.

Questa prima serie di criticità potrebbe essere ovviata dalla possibilità che viene data ai MMG di usufruire di spazi dedicati all’interno delle strutture delle AUSL, adeguatamente attrezzati e dotati di personale di supporto.

D’altro canto però tale servizio imporrebbe ai MMG di sospendere l’attività ambulatoriale e domiciliare di assistenza ai pazienti, cronici e non, i cui bisogni non si sono certo ridotti con l’avvento della pandemia da SARS-COV2. La gestione delle patologie non-COVID risulta quanto mai necessaria ed improcrastinabile alla luce della sospensione delle visite specialistiche e delle indagini strumentali e vede quale unico riferimento il Medico di Medicina Generale il quale, parallelamente alla gestione dell’emergenza, ha continuato ad essere a disposizione dei pazienti.

All’attività ordinaria, in questi mesi, si è aggiunta infatti quella che i MMG devono garantire per sopperire alle carenze del sistema. L’MMG è rimasto in molti casi l’unico riferimento per molti pazienti, rimanendo al loro fianco, rispondendo 7 giorni su 7 alle telefonate, lavorando anche fino a tarda ora.

Molti colleghi lavorano dalle 12 alle 14 ore al giorno durante la settimana, e se dedicassero tempo anche all’esecuzione dei tamponi nelle strutture aziendali, lascerebbero i loro ambulatori scoperti, privando i pazienti di:

  • Monitoraggio telefonico relativo o meno al COVID;
  • Attività ambulatoriale, programmata ed urgente;
  • Visite domiciliari ai pazienti intrasportabili;
  • Segnalazioni dei casi sospetti COVID o dei contatti di pazienti positivi ai dipartimenti di prevenzione dell’ASL;
  • Presa in carico globale delle cronicità;
  • Cure di fine vita, di concerto con la rete delle cure palliative;
  • Campagna antinfluenzale;
  • Gestione dei pazienti con particolari esigenze sociali derivanti da isolamento o da problematiche familiari e socio-economiche, che si sono inevitabilmente accentuate nel corso dell’emergenza sanitaria.

Si tratta quindi di capire il ruolo del Medico di Medicina Generale. In questo momento la categoria paga il fatto di non avere un’identità ben definita, vista l’assenza di un Settore Scientifico Disciplinare di riferimento, di una Scuola di Specializzazione per formare i suoi professionisti, e di un Core Curriculum di competenze specifiche della branca. Riteniamo che il medico di famiglia si debba occupare della presa in carico globale del paziente, della gestione delle cronicità, della promozione della salute, aspetti essenziali che non vanno assolutamente trascurati. Alla luce di ciò, il MMG deve continuare a svolgere il suo ruolo specifico e non deve essere obbligato a diventare l’esecutore forzato di un atto tecnico imposto da un contratto non condiviso e firmato da una sola sigla sindacale.

La proposta SIGM si articola in tre punti:

  • Volontarietà dell’adesione, in base al carico di lavoro;
  • Ottimizzazione delle risorse, da destinare al potenziamento e alla diffusione capillare di tensostrutture, strutture mobili, ambulatori in cui personale dedicato sia disponibile ad eseguire un appropriato numero di tamponi al giorno. Avere personale dedicato, medico ed infermieristico, e adeguatamente formato, permette di ottimizzare i tempi e di acquisire praticità dal punto di vista tecnico, abbattendo il rischio di errori;
  • Attivazione di un sistema di prenotazione diretta dei tamponi, come avviene già in alcune AUSL, al fine di ottimizzare tempi e risorse. Questo, nel contempo, ridurrebbe notevolmente il carico di lavoro dei Dipartimenti di Sanità Pubblica, che potrebbero occuparsi a pieno ritmo della sorveglianza epidemiologica e del tracciamento dei contatti dei casi positivi, senza prendere in carico anche la programmazione dei tamponi per i sospetti derivati da sintomi, che resterebbero in capo ai MMG. Inoltre, fissando direttamente l’appuntamento, si eviterebbero i ritardi ai quali i pazienti in alcuni casi vanno incontro prima di essere contattati dai Dipartimenti di Sanità Pubblica per l’esecuzione del tampone.

La Medicina Generale è a disposizione della collettività in questa fase delicata dell’emergenza e molti colleghi stanno dimostrando di essere presenti al fianco dei loro assistiti, ora più che mai. Nessuno si tira indietro di fronte alle necessità emerse a causa della pandemia, ma non condividiamo una decisione che rischia, a nostro avviso, di sottrarre risorse ad un’attività importante per investirle in un servizio che risulterebbe essere il duplicato di servizi già esistenti, ma meno efficace e più dispendioso.

Qui il video completo dell’audizione: http://webtv.senato.it/webtv_comm?video_evento=131701

Qui il documento completo: Audizione Senato 09-11-2020 Dott. RIccardo Vaccari SIGM – SIMeG

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