Le proposte dei giovani medici, tra carriera, “asilo” all’estero e disinteresse delle istituzioni

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Per una laurea professionalizzante

Le proposte dei giovani medici, tra carriera, “asilo” all’estero e disinteresse delle istituzioni

di Carlo Piredda (Amministratore Provinciale SIGM Cagliari – Revisore supplente OMECA)

 

In questi ultimi tempi si sta assistendo a un notevole incremento dei giovani medici italiani che “scelgono” di trovare asilo professionale in altri Paesi, europei e non, per intraprendere la propria carriera post lauream.

Il confronto con altre realtà europeea è spietato: il giovane medico riesce in tempi più rapidi ad acquisire autonomia professionale unita allo stesso tempo una maggiore facilità nella progressione di carriera. Tutto questo accompagnato da un trattamento economico più gratificante rispetto a quello dell’Italia. Il clima che si sta generando appare di profonda sfiducia dei giovani verso le istituzioni, in quanto il sistema appare ai più poco meritocratico. I dati sono preoccupanti: il numero di professionisti che hanno fatto richiesta negli uffici del ministero della Salute di certificazione ai fini del riconoscimento del titolo di studio in un altro Paese dell’Unione europea è incrementato.

L’ultimo dato, quello del 2009, conferma la tendenza in uscita dall’Italia di un numero sempre crescente di medici ma, mentre nel periodo compreso tra il 2006 e il 2007, il fenomeno riguardava professionisti con un’età maggiore di 45 – 50 anni, negli ultimi anni tale fenomeno riguarda prevalentemente neoabilitati e medici neospecialisti che si trasferiscono direttamente in un altro Paese.

Si tratta di realtà che si trovano in condizione di forte carenza di personale medico e che si avvarranno di professionalità mediche che sono state formate a spese dell’università italiana, unendo oltre al danno anche la beffa di aver investito ingenti somme della spesa pubblica per formare dei professionisti che poi non lavoreranno in Italia.

La mancanza di una corretta programmazione nelle politiche sanitarie ha portato a quello che la Fnomceo ha definito “fenomeno della gobba demografica” dove ben 115 mila medici italiani hanno un’eta compresa tra i 51 e i 60 anni.

È altrettanto vero che, se da una parte si parla sempre di investire sui giovani e aumentare l’occupazione, dall’altra si interviene con proposte che vogliono innalzare l’età pensionabile saturando ulteriormente il mercato. Si auspica quindi che le istituzioni siano sensibili a queste problematiche, migliorando la condizione dei giovani medici italiani a partire dall’allineamento al contesto Ue peri tempi medi di ingresso nel mondo del lavoro.

È necessario rilevare e analizzare quantitativamente e qualitativamente il fabbisogno di professionalità mediche nei prossimi decenni, analizzare l’andamento occupazionale dei giovani medici con la proposta di massicci e rapidi interventi. Alcune delle proposte che il Sigm ha fatto negli anni riguardano: l’attribuzione di maggiore peso specifico nei pubblici concorsi ai titoli curricolari, rendere più agevole il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero dei giovani medici, incentivare l’accesso dei giovani alla ricerca, rendere la laurea in Medicina e chirurgia professionalizzante, rivisitare il corso specifico in Medicina generale.

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