Aggiornamento su Riordino Ordinamento scuole di specializzazione e lavori Tavolo politico ex art. 22 Patto della Salute

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Cari Colleghi,

in data 19 novembre 2014 il Consiglio Nazionale Studenti Universitari (CNSU) ha approvato una mozione con la quale chiede l’immediata applicazione della proposta di riordino delle scuole di specializzazione di medicina, così come previsto dall’art. 15 comma 3 ter del DL 90/2014 (“la durata dei corsi di formazione specialistica, come definita  dal decreto  di cui al comma 3 bis, si applica a decorrere dall’anno accademico 2014-2015 di riferimento per i corsi di specializzazione. Gli specializzandi in corso, fatti salvi coloro che iniziano l’ultimo anno di specialità con l’anno accademico 2014-2015 e per i quali rimane in vigore l’ordinamento previgente, devono optare tra nuovo ordinamento e ordinamento previgente con modalità determinate dal medesimo decreto di cui al comma 3 bis.”).

Tale adempimento, a seguito della riduzione della durata di numerose scuole di specializzazione,  consentirebbe al contempo sia di produrre un risparmio di risorse che andrebbero riutilizzate, come da vincolo di legge, per il finanziamento di contratti aggiuntivi di formazione specialistica, il che ridurrebbe l’attuale gap tra numero di laureati in medicina e contratti di specializzazione, sia di permettere ad alcune migliaia di specializzandi di conseguire il titolo ed avere immediato accesso al mondo del lavoro.

Trattasi di una richiesta fortemente sostenuta dall’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM), che ritiene che sarebbe un pessimo segnale verso l’esterno qualora la burocrazia Ministeriale ed Universitaria ritardasse gli effetti della norma. Infatti, il riordino delle scuole di specializzazione è stato oggetto di attenzione dal 2011 ad oggi da parte degli ultimi tre Ministri dell’Università, nonché del lavoro di tre commissioni di esperti a tal fine designate (a cui il SIGM ha partecipato con suoi delegati e sempre a titolo gratuito). Il riordino era già stato previsto dalla Legge Carrozza, disattesa nella fase applicativa, ed è stato successivamente ripreso ed affermato nella Legge sulla Pubblica Amministrazione, grazie ad un emendamento presentato dall’On. Filippo Crimì. Il SIGM, conclusi i lavori del Gruppo di esperti MIUR che ha lavorato al riordino degli Ordinamenti, ritiene che l’applicazione della norma, ormai, sia esclusivamente una questione di volontà politica, ovvero dei tempi di emanazione di un apposto Decreto Ministeriale, che coniugherebbe le esigenze di chi aspira ad entrare nel mondo della formazione e nel mondo del lavoro.

In queste ore, tuttavia, ha destato preoccupazione l’esito del tavolo politico ex articolo 22 del Patto della Salute, che si sarebbe dovuto riunire in data 20 novembre 2014, ma che è stato rimandato a data da destinarsi.

Dalla bozza del DdL presentata qualche il 5 novembre 2014, emerge la proposta di accesso al SSN per i medici neolaureati e abilitati in assenza di diploma di specializzazione e verrebbe introdotta, soltanto per una parte di questi, la possibilità di accedere al percorso formativo specialistico come “specializzandi in sovrannumero”, dipendenti del SSN. L’accesso a questi ruoli, per di più, sarebbe possibile anche per i già specialisti, nei fatti dimostrando come si sia di fronte ad un’operazione contabile a danno delle giovani generazioni.

Queste proposte mettono a rischio l’intero percorso formativo medico. Infatti, l’accesso al SSN per medici neoabilitati senza garanzia di alcun percorso formativo, seppure fornisce forza lavoro a costo minore, pone gli stessi giovani medici in una condizione professionale non adeguata e non in linea con quella dei loro coetanei europei che dopo la laurea svolgono percorsi lavorativi tutelati e ben inscritti in contesti formativi adeguati. L’ipotesi di un doppio canale di formazione specialistica, poi, andrebbe a creare una ovvia disomogeneità tra gli specializzandi, rendendo impossibile la definizione di standard formativi adeguati ed omogenei nei diversi contesti. Per di più, la previsione di ridurre le piante organiche a favore dell’assunzione di personale medico a basso costo, andrebbe a penalizzare sia i neospecialisti che i neoabilitati eventualmente assunti, che si vedrebbero ridurre gli sbocchi occupazionali all’interno del SSN per l’intero arco della vita professionale.

Per le suddette ragioni, il CNSU, di concerto con le associazioni di categoria, l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) e FederSpecializzandi, esprimono grave preoccupazione per gli esiti del tavolo politico e chiedono che in alternativa a quanto proposto dal DdL, si lavori ad una maggiore integrazione nella rete formativa delle scuole di specializzazione tra Università e SSN, in modo che le Regioni possano stanziare risorse aggiuntive per un numero superiore di contratti, volti a ridurre il gap tra medici neoabilitati e posti nella formazione post laurea (scuole di specializzazione e medicina generale).

Nota di redazione: Apprendiamo che per la data odierna, con un preavviso di meno di 24 ore, è stata proclamata una manifestazione di fronte al Ministero della Salute da parte dei colleghi che portano avanti la richiesta di finanziamento di 12000 contratti a fronte del grave danno perpetrato dal CINECA e dal MIUR in occasione dell’inversione delle domande del concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione. La nostra Associazione è vicina, solidale e rispettosa del disagio dei medici manifestanti, ma non condivide il modus operandi, dettato più da una comprensibile rabbia che da ragionamento su dati, contesto storico e percorsi percorribili. Ci permettiamo, pertanto, di fare notare come, l’aver organizzato una manifestazione davanti il Ministero della Salute, il giorno in cui era in programma la discussione della proposta irricevibile del Tavolo Politico ex articolo 22 del Patto della Salute, potrebbe rivelarsi un grave errore concettuale per le seguenti ragioni:

1) si rischia di spostare l’attenzione dalle gravi responsabilità del MIUR al Ministero della Salute, quasi a chiedere un intervento su questione non di diretta competenza (sanatoria dei danni perpetrati dalla pessima gestione del concorso nazionale);

2) si rischia, al di là di qualunque siano le richieste dei manifestanti, di confondere la protesta per i 12000 contratti con la proposta delle Regioni, complice il Ministero della Salute, di ridurre le piante organiche a discapito delle giovani generazioni per arruolare personale neolaureato e/o specializzato a basso costo, con inquadramento parificato al personale infermieristico, a rapido turn over, nonché di declassare la formazione medica, creando un non meglio precisato doppio canale formativo post lauream, che darebbe luogo alla distinzione di medici di serie A e di serie B.

Così facendo, qualora le Regioni prendessero a pretesto la manifestazione odierna per trarre forza a supporto del proprio disegno, l’operato di una minoranza della categoria dei giovani medici (non tutti gli aspiranti specializzandi si riconoscono in questo movimento, né tale movimento può ritenersi rappresentativo di chi è già specializzando o specialista), le cui ragioni rispettiamo, rischierebbe di produrre delle gravissime ricadute sull’intera categoria, oltre che spaccare l’intera categoria, già debole per definizione, che si troverebbe sovra esposta alle dinamiche dei potentati universitari, sindacali e, adesso, degli interessi politico clientelari delle Regioni. Invitiamo pertanto i colleghi a riflettere meglio sulle ricadute delle loro azioni e ci rendiamo disponibili al confronto, qualora questo si fondi su toni civili.

CI TENIAMO A SOTTOLINEARE ULTERIORMENTE, IN CONCLUSIONE, CHE LA NOSTRA ASSOCIAZIONE E’ ASSOLUTAMENTE FAVOREVOLE AD UN ALLARGAMENTO DELLA RETE FORMATIVA ALLE AZIENDE DEL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE EXTRA-UNIVERSITARIE, ANCHE PER ALLARGARE IL POTENZIALE FORMATIVO, PURCHè SI TRATTI DI STRUTTURE CHE DOCUMENTINO STANDARD FORMATIVI ADEGUATI.

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