SI AD UNA CORRETTA PROGRAMMAZIONE DEL FABBISOGNO DI MEDICI: STOP AGLI ACCESSI IN SOVRANNUMERO A MEDICINA E PROPOSTA DI AVVIO DI UN PIANO STRAORDINARIO PER ELIMINARE IL GAP TRA NUMERO DI LAUREATI E CONTRATTI DI FORMAZIONE POST LAUREA

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Cari Colleghi,

assistiamo al susseguirsi di notizie in merito all’impennarsi dell’accesso di studenti in sovrannumero ai corsi di laurea in medicina in ossequio alle sentenze della Giustizia Amministrativa. Si stima in circa 7.500 sulla carta il numero degli ammessi in sovrannumero, circa 5.000 invece il numero reale degli iscritti in accesso al primo anno di corso attuale (la parte eccedente, infatti, o ha intrapreso altri percorsi o è stata direttamente ammessa al secondo anno di corso, trattandosi di ricorrenti dell’anno accademico antecedente).  In ultimo, sono stati invalidati anche gli effetti del Decreto MIUR che aveva disposto l’assegnazione degli studenti ammessi in eccesso nelle Università nelle quali, a seguito dello scorrimento delle graduatorie di merito, il potenziale formativo non era stato saturato: studenti con punteggi molto al di sotto della media nazionale, sono stati ammessi nella prima sede prescelta, in ciò snaturando qualsiasi criterio meritocratico.

Siamo di fronte all’evidenza che nel nostro Paese non si è in grado di selezionare in maniera meritocratica la futura classe dirigente della sanità, a causa delle criticità emerse nell’organizzazione e nella gestione delle selezioni (dall’accesso a medicina, ai corsi regionali di formazione specifica di medicina generale, alle scuole di specializzazione, per non parlare dei concorsi pubblici per la dirigenza medica o delle graduatorie regionali per l’accesso al convenzionamento della medicina generale e della specialistica ambulatoriale). Tali notizie destano profonda preoccupazione sia a causa del sovraffollamento dei corsi di medicina, cui ne consegue un abbassamento degli standard di qualità della formazione, sia nella prospettiva delle risorse sempre più ridotte per l’accesso alla formazione post lauream. Si tenga presente, per inciso, che con 3,92 medici ogni 1000 abitanti, l’Italia già nel 2010 si poneva al terzo posto tra i Paesi dell’Europa a 27 (dietro a Grecia ed Austria), a fronte di un dato medio UE pari a 3,37 medici ogni 1000 abitanti. Dal 2010 ad oggi si è, altresì registrato, da una parte, il blocco dei pensionamenti e della stabilizzazione dei precari, nonché l’incremento degli accessi programmati a medicina, innalzati dalle circa 7500 sino gli attuali circa 10000. Per di più, ad aggravare il quadro di riferimento, va aggiunta l’evidenza della mancata implementazione della formazione dei profili medici generalisti che, in ragione dei mutati bisogni di salute, caratterizzati da un carico crescente di multi-cronicità e co-morbosità (correlate all’invecchiamento della popolazione), sarebbero necessari per erogare una adeguata assistenza socio-sanitaria nel territorio (attraverso un approccio multi-professionale) e non più negli ospedali. In sintesi, possiamo affermare senza tema di smentita che in Italia si sta andando incontro ad un sovradimensionamento del  numero di medici, in controtendenza alla necessità del sistema sanitario, rispetto al passato, di  avere bisogno di un numero minore di medici, ma anche di più medici generalisti e di meno specialisti (ad eccezione delle specialità con maggiore vocazione al trattamento delle malattie non trasmissibili) ed, ancor meno, di ultraspecialisti.

Per tali ragioni, l’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM) intende richiamare, ancora una volta, l’attenzione delle Istituzioni, della Professione e dell’opinione pubblica, al fine di porre rimedio con urgenza a tale fenomeno preoccupante: siamo prossimi al riproporsi, a causa dei gravi errori di programmazione commessi da Regioni e Ministeri competenti, complice la FNOMCeO, della “Pletora medica” (fenomeno derivante dal sovradimensionamento del contingente di medici operanti nel SSN, i quali, sia per la mancanza di spazi occupazionali, sia per la non sempre qualitativamente ottimale formazione conseguente a oggettivi problemi di carattere organizzativo, hanno progressivamente perduto le motivazioni iniziali che li avevano spinti ad intraprendere l’impegnativo percorso della professione medica, con ricadute negative a discapito della qualità delle prestazioni erogate e quindi della salute dei cittadini).

Nel nostro Paese, infatti, la definizione del “Fabbisogno di personale sanitario” segue una complessa procedura di negoziazione, che chiama in causa diversi attori (Regioni, Ministero della Salute, Ordini professionali) e che dovrebbe essere funzione di variabili note (Livelli Essenziali di Assistenza; Piano Sanitario Nazionale e Piani Sanitari Regionali; modelli organizzativi dei servizi; offerta di lavoro e domanda di lavoro; personale in corso di formazione e personale già formato non ancora immesso nell’attività lavorativa). Al MIUR spetta, invece, il compito di attribuire alle singole Università, all’interno della programmazione dei fabbisogni, sia i contingenti per l’accesso alle Scuole di Medicina (ex Facoltà), che i contratti di formazione specialistica, questi ultimi all’interno delle reti formative delle scuole di specializzazione, fatti salvi i fabbisogni regionali per tipologia di specializzazione.

Il sistema di accesso a numero programmato, come ribadito in più occasioni, è un valore irrinunciabile, perché rappresenta il presupposto per garantire un giusto equilibrio tra il sacrosanto diritto allo studio di ogni studente in medicina ed il diritto alla tutela della salute dei cittadini, il cui presupposto è un’adeguata formazione dei medici e degli operatori sanitari. L’optimum sarebbe mantenere l’attuale sistema di accesso a medicina, migliorando i contenuti dei test e cercando di mettere al riparo le prove di ammissione da ogni ricorso. In tal senso la nostra Associazione esprime apprezzamento per la Petizione “No al test di medicina secondo il modello francese, si ad un miglioramento di quello attuale”, recentemente realizzata dal collega Filippo Crimì, giovane medico Deputato.

Il SIGM ritiene, altresì, che per risolvere le attuali criticità, che mettono a rischio la sostenibilità del sistema dell’accesso programmato a medicina ed alla formazione post lauream, dovrebbero essere messe in campo le seguenti iniziative:

1) adozione di azioni di orientamento vocazionale, volte a valorizzare attraverso riconoscimenti formali le attitudini e le capacità degli studenti delle scuole superiori (non è accettabile che, ai tempi dell’Unione Europea, un giovane diplomato giunga alla maggiore età senza avere neanche l’idea di quale sia l’ambito professionale in cui formarsi e poi lavorare): ciò favorirebbe la partecipazione ai test di accesso a medicina esclusivamente da parte di quegli studenti realmente motivati ad intraprendere il duro e lungo percorso della medicina;

2) utilizzo del mezzo telematico anche per la somministrazione del test di ammissione a medicina: la tecnologia telematica, prossima ad essere implementata in Francia nelle selezioni per l’accesso alle scuole di specializzazione (per le quali è in programma l’utilizzo dei tablet), eliminerebbe qualsiasi contributo “umano” (interpolazione) nelle procedure di selezione, di fatto rimuovendo alla base le criticità oggetto di impugnazione e condanna in sede di giustizia amministrativa (ovviamente, andrebbe fatto tesoro dell’esperienza infelice del recente concorso nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione, riducendo a poche unità il numero delle sedi presso cui svolgere le prove e distanziando adeguatamente i candidati l’uno dall’altro);

3) dotare tutte le Regioni di un sistema intellegibile, caratterizzato da rigore scientifico e metodologico, di pianificazione dei fabbisogni di professionalità, mediche e non mediche, da formare;

4) riduzione immediata dei contingenti per l’accesso ai corsi di medicina, ovvero a partire dall’anno accademico 2014/2015, in modo da compensare gli ingressi in sovrannumero e riprogrammare il fabbisogno di medici;

5) adozione di un piano straordinario di stanziamento di fondi necessari ad assorbire nel volgere di un triennio il gap esistente tra numero di laureati e contratti di formazione (specialistica e generalista) del post lauream, in modo da garantire a tutti i medici abilitati il diritto alla formazione dopo il conseguimento della laurea. A tal proposito, appare di strategica importanza la creazione di una piena sinergia tra MIUR, Ministero della Salute e Regioni: queste ultime, potrebbero investire delle risorse aggiuntive per il finanziamento di contratti di formazione a fronte di un maggiore contributo di ogni singolo SSR all’ampliamento delle reti formative integrate delle scuole di specializzazione (il che consentirebbe un aumento delle capacità ricettive delle scuole di specializzazione), nonché  dell’acquisizione di maggiori competenze e prerogative sia nell’allocazione delle risorse in questione, ovvero al fine di soddisfare il fabbisogno territoriale di medici, sia nel monitoraggio della qualità delle reti formative integrate, attraverso l’adozione di indicatori di performance assistenziali/formative.

Laddove si dimostrasse che nessuna o parte delle predette soluzioni possa essere applicabile, la nostra Associazione si dichiara disponibile al confronto nelle sedi istituzionali per trovare soluzioni alternative (alias l’adozione di un semestre/anno comune ai corsi bio-sanitari, con successivo passaggio a mezzo di test ai corsi a numero programmato), che abbiano il fine ultimo di superare le criticità prima richiamate.

Ad ogni modo, confidando che sia stata superata la stagione degli annunci a mezzo stampa di riforme dell’accesso a medicina, il SIGM annuncia la sua partecipazione attiva al dibattito, prendendo parte alle iniziative che mettano al centro il punto di vista dei diretti portatori di interesse (LEGGI QUI), ovvero gli studenti e gli aspiranti specializzandi, come fatto nell’ottica di creare una piena unità di intenti tra le giovani generazioni. E questo è stato il modus operandi della nostra Associazione in occasione della campagna cha ha portato alla riforma dell’accesso alle scuole di specializzazione (Riforma Carrozza), nonché all’applicazione del concorso nazionale, creando sinergie coi Comitati degli aspiranti specializzandi che si sono proposti per rappresentare in maniera responsabile i legittimi interessi della loro generazione in un’ottica di sistema e non di intessi di parte o dei singoli individui.

Il Consiglio Nazionale SIGM

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