NELLA MEDICINA GENERALE ESISTE UN PATTO O UN CONFLITTO GENERAZIONALE?

Dal sindacato l’ennesima proposta che svaluta la formazione specifica in Medicina Generale e il futuro stesso della medicina del territorio; richiamo all’unità e alla responsabilità per i singoli colleghi iscritti ai CFSMG e per tutti i gruppi organizzati che hanno a cuore le richieste dei giovani medici: aumento dei posti di formazione post laurea con predilezione dei profili generalisti e innalzamento della qualità formativa attraverso l’istituzione di una Scuola di Specializzazione in Medicina Generale e Cure Primarie.

Il Dipartimento Medicina Generale (SIMeG) dell’Associazione Italiana Giovani Medici esprime profonda preoccupazione per le dichiarazioni riportate dai media in merito alle parole, pronunciate in Commissione Igiene e  Sanità dai vertici del sindacato FIMMG, relative alla possibilità di ampliare le condizioni che permettono l’accesso in soprannumero ai Corsi di Formazione Specifica in Medicina Generale.

Apprendiamo, infatti, che la FIMMG avrebbe proposto: “di consentire l’accesso ad incarichi a tempo indeterminato di Emergenza urgenza territoriale e di Medicina Penitenziaria senza il diploma di medicina generale, ma con corsi di formazione ad hoc come di fatto già avviene per l’Emergenza 118, consentendo agli stessi dopo un certo numero di anni di servizio di accedere come soprannumerari (senza borsa di studio) al corso di formazione specifica”.

Riteniamo preoccupante la proposta di ampliare il ventaglio di condizioni che permettono l’accesso in soprannumero ai CFSMG. È ormai noto come, a causa di un’interpretazione eccessivamente ampia del diritto acquisito, l’accesso di un gran numero di persone in soprannumero ai CFSMG abbia di fatto rappresentato un problema in molti corsi, riconosciuto trasversalmente come un problema da risolvere, anche dallo stesso sindacato che ora ripropone il ricorso al soprannumero.

La nostra Associazione da tempo sostiene la necessità di revisione del diritto acquisito, sia per quanto concerne l’accesso alla formazione che per l’esercizio della professione di medico di medicina generale. Riteniamo pertanto che la proposta avanzata da FIMMG svaluti ulteriormente la formazione specifica in medicina generale, aggiungendo un’ulteriore eccezione negativa a un percorso di formazione già strutturalmente e qualitativamente penalizzato rispetto agli altri percorsi di formazione specialistica.

Crediamo inoltre riduttivo attribuire alla sola dimensione retributiva la carenza di vocazioni per intraprendere il percorso della formazione specifica in medicina generale. Pesa a tal proposito, oltre a una disparità notevole nei diritti e nella retribuzione rispetto ai colleghi specializzandi, anche la coscienza, diffusa tra i giovani medici in attesa di intraprendere una formazione post-laurea, di un’ampia variabilità della qualità degli attuali CFSMG. A ciò si aggiunge una scarsa o nulla conoscenza della medicina del territorio tra i neolaureati, causata dalla lontananza della medicina generale dal mondo accademico e quindi di una pressoché ubiquitaria assenza dell’insegnamento della medicina generale e delle cure primarie nei corsi di laurea in medicina e chirurgia.

Come più volte ribadito dalla nostra Associazione, riteniamo che non sia più accettabile considerare la formazione in medicina generale un’eccezione al ribasso nel panorama nazionale della formazione post-laurea e sia urgente e non più differibile l’evoluzione e la valorizzazione della formazione specifica in Medicina Generale mediante l’istituzione di una Scuola di Specializzazione in Medicina Generale e Cure Primarie che metta insieme il meglio delle esperienze dei corsi regionali e l’Università. Una richiesta storicamente  avanzata dalla nostra associata, più volte ripresentata, non ultimo nel sostegno alla proposta avanzata dalle Regioni nella discussione interna all’art. 22 del Patto per la Salute di evoluzione accademica del percorso di formazione dei futuri medici di medicina generale, fortemente avversato dalla quasi totalità del mondo sindacale.

Sosteniamo, per tanti motivi, che è quanto mai necessario e urgente uno sforzo ulteriore per aumentare l’accesso alla formazione post-laurea dei neolaureati mediante un maggior finanziamento dei contratti e borse di formazione post-laurea e una loro ridistribuzione da fare alla luce di una reale programmazione basata sui bisogni di salute e sul dato epidemiologico piuttosto che sul mero dato storico. In questo momento storico, in cui il nostro SSN e la nostra sanità hanno bisogno di spostare il baricentro dei servizi sanitari dall’ospedale al territorio,  è necessario inoltre garantire l’accesso a una formazione di qualità, imperniata sui binari di una specializzazione, a un maggior numero di medici generalisti capaci di essere i leader della assistenza socio-sanitaria primaria. Soluzione che già altri sistemi sanitari evoluti in Europa (cfr. Francia) hanno messo in pratica da tempo.

Crediamo sia utile per chi legge, familiarizzare con l’ordine di grandezza delle cifre destinate alla formazione. Per quanto riguarda la medicina generale vengono finanziati annualmente (per i corsi dei tre trienni attivi) poco meno di 39 milioni € di cui circa i 4/5 servono al finanziamento delle borse e 1/5 all’organizzazione del corso. È estate, le prime pagine dei giornali sono occupate dal calciomercato e leggiamo che cifre ben maggiori sono spese nello sport business.

Ci chiediamo allora se la formazione dei medici di medicina generale che dovranno essere uno dei pilastri dell’assistenza socio-sanitaria primaria, da tutti indicata come un elemento fondamentale e irrinunciabile per garantire un SSN universale, equo, accessibile e di qualità non meriti di essere considerato un argomento di importanza strategica per il mantenimento del nostro sistema di sicurezza sociale e meritare pertanto un maggiore finanziamento. Lo stesso dicasi per il finanziamento dei contratti delle Scuole di Specializzazione, da effettuarsi non sul dato storico bensì su una pianificazione quali-quantitativa che tenga conto di tutti gli scenari epidemiologici e organizzativi.

Ci chiediamo inoltre: se i sindacati lottassero con la stessa energia con cui si battono per difendere il convenzionamento della medicina generale o per impedire l’evoluzione del CFSMG in percorso accademico, potrebbero indurre il Governo a investire maggiormente nella formazione? Parliamo di cifre elevate ma che rappresentano un investimento certo per la collettività se indirizzate alla formazione dei giovani professionisti della sanità, bene primario di tutti i cittadini e uno degli asset più produttivi del Paese al netto degli scarsi investimenti in ricerca e innovazione.

Tutto ciò è imprescindibile per il futuro del SSN e per valorizzare un patrimonio di risorse umane rappresentato da migliaia di giovani neolaureati, al momento “parcheggiati” in un limbo non più accettabile.

Ci chiediamo se la proposta di ampliare l’accesso in soprannumero non rientri in realtà nella difesa di diritti e privilegi della generazione più matura degli attuali medici di medicina generale, spesso massimalisti e prossimi alla pensione, a scapito delle generazioni più giovani e dello sviluppo in Italia di una moderna assistenza socio-sanitaria primaria. Avevamo già fatto tale osservazione in merito all’Atto di indirizzo della medicina convenzionata, ben accolto dal mondo sindacale che ora propone le alternative (per altro senza borsa) per l’accesso alla FSMG, osservazioni che rimangono tuttora valide nonostante la battuta di arresto delle discussioni sull’ACN. Alla luce di tali considerazioni leggiamo la proposta di ulteriori accessi in soprannumero come la necessità del mondo sindacale di garantire un adeguato turnover per permettere i pensionamenti e non finalizzata a garantire l’accesso alla formazione delle giovani generazioni. Necessità quest’ultima che condividiamo e che chiediamo venga risolta con proposte concrete, coraggiose e innovative.

Esiste un innegabile conflitto generazionale all’interno della medicina generale. Ci domandiamo come possano essere garantiti in modo concreto gli interessi delle nuove generazioni se la loro rappresentanza venga costantemente delegata a sindacati che tutelano gli interessi delle generazioni più mature, sulla scorta di un fantomatico patto generazionale che ha valore solo finché gli interessi delle nuove generazioni non confliggono con quelli delle vecchie, il che avviene molto di frequente.

Rileviamo come esista un’enorme frammentazione nell’ambito del mondo giovanile della medicina generale, frutto di continue gemmazioni di sezioni giovanili di realtà “senior”, che contribuisce a mantenere sempre debole la vera voce dei giovani medici e a perpetrare le divisioni basate su conflitti che appartengono alle vecchie generazioni e non alle nuove.

Concludiamo facendo appello alle rappresentanze tutte dei giovani medici di medicina generale, affinché si abbassi il livello di conflittualità e si dia il via a un dialogo tra pari che permetta di dar voce ai veri interessi delle nuove generazioni nonché di condividere progetti e battaglie per disegnare il futuro della Professione senza delegarlo ad altri che vivranno quel futuro nella tranquillità delle proprie pensioni.

Dipartimento Medicina Generale SIMeG

Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM)

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